Ospedale di Enna, l’appello di Mirisciotti: “Più rispetto per la camera mortuaria”

Una segnalazione sulle condizioni della camera mortuaria dell’ospedale Umberto I di Enna arriva dall’avvocato Carmelo Mirisciotti, referente del Comitato Costituente di Futuro Nazionale per la città di Enna. Una lettera indirizzata alla direzione dell’ASP con un tono garbato, nata da un’esperienza vissuta direttamente in occasione di un lutto familiare.

“Il mio è semplicemente un appello affinché le sue attenzioni oltre che nei confronti dei vivi, trovino riscontro anche nei confronti dei morti”, scrive Mirisciotti rivolgendosi al direttore dell’Azienda sanitaria.

Il percorso verso la camera mortuaria

Nella lettera viene anzitutto riconosciuto l’impegno della direzione per alcuni interventi realizzati all’interno dell’ospedale, dal posto di ristoro alle opere nelle aree di parcheggio. Poi l’attenzione si sposta sulla camera mortuaria, che Mirisciotti invita il direttore a visitare personalmente.

I locali, riferisce, si trovano nelle vicinanze del Pronto Soccorso e del deposito destinato ai rifiuti speciali ospedalieri. Secondo quanto raccontato nella lettera, i familiari si trovano così ad attraversare un percorso poco agevole e privo di indicazioni per raggiungere la camera mortuaria.

Una volta arrivati, prosegue Mirisciotti, può accadere di trovare l’accesso chiuso e di dover attendere l’intervento del personale di vigilanza.

Gli orari e l’auspicio di una maggiore attenzione

La segnalazione riguarda anche gli orari di accesso. Nella lettera viene riferito che il venerdì i parenti possono rimanere nella camera ardente fino alle 14 e che, il sabato, in assenza degli addetti delle agenzie funebri, la camera può rimanere chiusa.

“Potrei ancora continuare e descriverle ulteriori particolari”, scrive Mirisciotti, scegliendo però di affidare alla direzione la valutazione della situazione. L’auspicio conclusivo è quello di “rendere più umana l’ultima sosta su questo mondo da parte del prossimo defunto” e di evitare ai familiari “le sofferenze da me sofferte in occasione dell’evento luttuoso che ho vissuto in prima persona”.