Nuovo scalo nel Dittaino, la Cgil Enna dice sì ma la Fillea frena: il sindacato si divide sull’aeroporto
Enna-Cronaca - 14/08/2026
Mentre la crisi di Fontanarossa tiene banco da giorni, nell’Ennese, dove non si parla d’altro che dell’ipotesi di uno nuovo scalo nella Valle del Dittaino, emerge una frattura dentro la Cgil. Il sindacato si presenta diviso tra chi sostiene apertamente il progetto dell’aeroporto nella Valle del Dittaino e chi lo considera una scorciatoia pericolosa.
La linea della Cgil Enna: sì convinto
La Camera del Lavoro di Enna, insieme a Fp Cgil e Filt Cgil, ha scritto una lettera a tutte le istituzioni pubbliche e politiche interessate per sostenere la realizzazione dello scalo. I segretari Antonio Malaguarnera, Alfredo Schilirò e Roberto Di Vincenzo scrivono: “Un aeroporto di carattere internazionale consentirebbe alla Sicilia di svolgere ancor di più di come ha fatto nei millenni il suolo di ‘cerniera’ tra Europa, Asia e Africa”. E aggiungono che, malgrado questa centralità strategica, “la Sicilia paga un notevole gap infrastrutturale accentuato da eventi eccezionali come ad esempio l’eruzione dell’Etna che con la chiusura ad intermittenza dell’aeroporto Fontanarossa di Catania sta mettendo in ginocchio il sistema delle comunicazioni isolane”.
Nel testo la Cgil ripercorre anche il tracollo economico della provincia: “Nel suo insieme, la dotazione infrastrutturale in provincia di Enna è la peggiore d’Italia e tale da relegare Enna nei bassifondi delle 103 province italiane”. Per questo la Cgil chiede che si avvii “nel più breve tempo possibile un tavolo di confronto con le varie istituzioni e con il coinvolgimento del dipartimento di ingegneria dell’Università Kore di Enna al fine di comprendere se vi siano le condizioni per poter realizzare l’opera”.
La frenata della Fillea
Di segno opposto la posizione della Fillea Cgil sia regionale che provinciale. I segretari Giovanni Pistorio e Salvo Carnevale, appena un mese fa in concomitanza con la prima crisi nello scalo catanese per la presenza della cenere vulcanica causata dell’eruzione dell’Etna quando il tema dello scalo dell’Ennese veniva rilanciato, parlavano apertamente di dibattito surreale, definendo gli interventi di questi giorni approssimativi e populisti. Una posizione confermata come ha avuto modo di appurare ViviEnna.
“La domanda che poniamo è molto semplice: un aeroporto per fare cosa? Se l’obiettivo – si legge nella nota – è permettere ai giovani siciliani di partire ancora più velocemente verso altre regioni o Paesi, allora non stiamo costruendo sviluppo, ma stiamo rendendo più efficiente lo spopolamento”. Per la Fillea l’opera avrebbe senso solo dentro una cornice più ampia, “una strategia complessiva che prevede investimenti industriali, logistica, alta capacità ferroviaria, edilizia pubblica, rigenerazione urbana e casa, innovazione, università e lavoro stabile”.
Il fronte politico: tutti insieme appassionatamente
Sul fronte politico, per dovere di cronaca, il pressing è invece compatto: il deputato regionale del Pd Fabio Venezia ha chiesto alla Regione uno studio di fattibilità, seguito dall’apertura del presidente provinciale di Fratelli d’Italia Nino Cammarata, dall’adesione del sindaco di Valguarnera Carmen Cutrona e dal sostegno della deputata nazionale Pd Stefania Marino, vicesindaco di Enna.
Due sindacati, due idee di sviluppo
Restano dunque due letture opposte dello stesso territorio. Da una parte chi vede nell’aeroporto lo strumento per rompere l’isolamento infrastrutturale dell’Ennese, dall’altra chi teme che, senza un piano industriale alle spalle, l’opera rischi di restare uno slogan buono solo quando l’Etna torna a far tremare Fontanarossa.