I 48 anni operai morti per erigere la diga Ancipa, ipotesi di una stele a settembre per l’anniversario
Troina - 15/08/2026
Si discute da tempo di erigere una stele con i nomi dei 48 operai, in gran parte minatori, che persero la vita sul lavoro nella costruzione della diga Ancipa. Circola la voce che a settembre, in occasione del 77° anniversario dell’inizio dei lavori, verrà finalmente realizzata e collocata nella Rocca Ancipa, da cui la diga prende il nome.
E’ nella memoria storica di molte comunità la costruzione, sul versante meridionale dei Nebrodi, in Sicilia, della diga Ancipa e delle gallerie idrauliche di adduzione e allaccianti, che convogliano nel serbatoio le acque captate dai torrenti Cutò, Schicciomira, Cicogna, Bracallà, Finocchio e Sant’Elia, e della lunga galleria di derivazione che le trasporta dal serbatoio alle centrali di produzione di energia elettrica a valle.
La diga tra Troina e Cesarò
La diga Ancipa, che sorge nel territorio dei comuni di Troina e Cesarò e sbarra il Fiume Troina, affluente del Fiume Simeto, è una delle maggiori dighe costruite in Europa fino agli anni ’50 del Novecento.
La diga Ancipa, collaudata nel 1956, è una diga muraria a gravità alleggerita ed è costituita da 9 elementi cavi a vani interni (speroni) in calcestruzzo e da due elementi laterali a gravità ordinaria di raccordo alle sponde tra le Rocche Mannia e Ancipa, anch’essi realizzati con il medesimo materiale.
Ha un’altezza di 112 metri e un coronamento lungo 253 metri. La quota media della diga è di 950 metri sul livello del mare. Questo vuol dire che il coronamento, la parte più alta, si trova a 952,40 metri sul livello del mare mentre la base è a quota 909 metri sul livello del mare.
Il serbatoio e l’utilizzo delle acque
Il serbatoio può contenere fino a 34 milioni di metri cubi d’acqua, ma non viene mai riempito fino all’orlo per ragioni tecniche. Nel primo decennio di questo secolo, sul paramento di valle della diga è stata stesa la copertura termica per metterlo a riparo dalle dilatazioni prodotte dagli sbalzi di temperatura.
Il volume massimo consentito di acqua raccolta, il cosiddetto volume di regolazione, è di 27,8 milioni di metri cubi.
L’acqua accumulata nel serbatoio è utilizzata, mediante una galleria di derivazione a pressione, per usi civili e potabili, da gran parte dei comuni delle province di Enna, Caltanissetta ed Agrigento e per produrre energia elettrica nelle centrali di Radicone, Grottafumata, Contrasto, Paternò e Ponte Barca.
Le acque di scarico di queste centrali sono utilizzate a fini irrigui dai Consorzi di Bonifica o da utenti privati.
Gli operai arrivati da tutta Italia
Lavorarono alla costruzione della diga (1949-1952) e delle connesse gallerie (fino al 1955), iniziata nel settembre 1949 e conclusa nel 1955, operai e tecnici che vennero a Troina da altri comuni siciliani e da altre parti d’Italia: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Lombardia, Toscana e Veneto.
Il gruppo più numeroso era costituito dai minatori calabresi di Motta San Giovanni.
La popolazione residente a Troina crebbe in misura sorprendente di 2.051 abitanti, pari a più 17 per cento, dai 12.024 del 1936 ai 14.075 del 1951.
Per 3 anni, dal 1949 al 1952, i troinesi convissero con più di un migliaio di persone che avevano mentalità, abitudini e stili di vita diversi da quelli che avevano conosciuti e praticati.
La trasformazione di Troina
Conclusi i lavori della costruzione della diga e delle gallerie connesse, la popolazione residente di Troina diminuì di 1.009 abitanti, pari a meno 7 per cento, scendendo dai 14.075 del 1951 ai 13.066 del 1961.
Calo demografico che da allora non si è più arrestato, al punto che, nell’anno 2026, sono 8.218 gli abitanti di Troina.
Della costruzione del sistema idrico dell’Ancipa ne risentirono gli effetti, in misura minore di Troina, anche i comuni di Cesarò e San Teodoro, confinanti con Troina, perché parti delle opere realizzate ricadono nei territori di questi due comuni del messinese sui Nebrodi.
Dal lavoro agricolo ai cantieri dell’Ancipa
Per Troina, il triennio 1949-1952 fu un periodo di grande trasformazione economica e sociale.
La costruzione della diga Ancipa sgretolò il blocco agrario dominato dai grandi proprietari terrieri, che esercitavano con durezza e disprezzo il loro dominio sulle classi subalterne, dal momento che circa 2.000 contadini troinesi abbandonarono le campagne, dove conducevano una vita molto misera, per andare a lavorare nei cantieri dell’Ancipa.
Questi contadini poveri trasformatisi in operai entrarono in contatto con altri operai e tecnici provenienti da altre parti d’Italia e tutti insieme costituirono una mescolanza sociale di grande interesse.
Per la prima volta, i contadini troinesi trasformatisi in operai edili e minatori percepivano un salario regolare e lavoravano secondo orari fissi.
Quelle trasformazioni sociali produssero un proletariato che acquisì subito una forte coscienza di classe.
La fine del cantiere e l’emigrazione
Il confronto delle nuove condizioni di lavoro nei cantieri e nelle galleria dell’Ancipa con quelle precedenti nella campagne (nessuna limitazione d’orario, fatica durissima e remunerazione scarsissima) accrebbe la disistima verso il lavoro agricolo e modificò gli antichi modelli culturali e le relazioni.
In quegli anni, a Troina, ci fu una modernizzazione senza sviluppo perché, conclusi i lavori della diga Ancipa, molti di quelli che vi avevano preso parte andarono via dal paese alla ricerca di lavoro e fortuna in Argentina, Venezuela, Brasile Germania, Francia e nelle regioni settentrionali industrializzate Piemonte e Lombardia.
Finirono presto, a Troina, quei pochi anni di piena occupazione. Le occasioni di lavoro si ridussero in misura consistente.
Così molti scelsero di emigrare.
La costruzione della diga e delle gallerie del sistema idrico dell’Ancipa fu una svolta decisiva nella storia di Troina del ‘900.